Letteratura

07 Giu 2021


"Come annoiarsi meglio" di Pietro Minto

Un invito a riprendere il controllo della propria mente e del proprio tempo. Cosa perdiamo quando perdiamo la noia? Qui si cerca di dare una risposta, e qualche soluzione.

Qual è stata l’ultima volta in cui ci siamo trovati soli a non fare niente? Ma proprio niente. Seduti, braccia conserte, sguardo perso nel vuoto… Mente che viaggia, tempo che si dilata, vita che respira…

È proprio quando pensi di perdere tempo, che - in realtà - lo ritrovi, e ritrovi te stesso!

Oggi è una fortuna vivere momenti come questi, momenti di noia, sollecitati come siamo da un’infinità di contenuti! La nostra attenzione si disperde in micro-stimoli a getto continuo di notifiche, di app da scaricare, di tag da visualizzare… Se abbiamo un momento vuoto lo passiamo a “scrollare” compulsivamente lo schermo del telefono, in un refresh infinito e insoddisfacente. Questa vita digitale iperconnessa non ci mette al riparo dalla noia, al contrario, ne muta la forma: diventa intrattenimento. Perché non va bene perdere tempo! Allora il tempo libero che hai, te lo occupa così, intrattenendolo. Sotto l’imperativo della produttività, si cerca un modo per controllare, misurare, mettere a profitto ogni momento, e si monetizza persino la noia: è funzionale al consumo. Ma, a lungo andare, i tanti stimoli che ci intrattengono non ci sottraggono alla noia-base: ci si può annoiare anche davanti a un televisore acceso. Perché la noia è sempre una possibilità dietro l’angolo che ci è data per riprendere in mano il nostro tempo e ritrovare noi stessi. Il punto non è esorcizzarla, ma viverla bene.

Quel che questo libro, a metà tra il saggio e il manuale, ci invita a fare è un’operazione di bonifica: c’è un alluvione, e tu non devi combatterla né arrenderti ad essa, ma provare ad asciugare almeno un pezzettino di terra per salvarlo dall’inondazione. Fuor di metafora: sono tanti gli input che ci piovono addosso come una pioggia insiste, un’alluvione appunto; vano remare contro, triste lasciarsi portare, proficuo cercare delle aree protette, costruire una barriera attorno al alcuni momenti, che siano solo nostri, che siano solo per noi. Dire: “Ok, questa è una cosa che non serve a niente ma che io faccio per me”. Come ad esempio, vivere un momento bello, scattare una foto, e scegliere di non pubblicarla online; dare valore all’offline, proprio perché offline spazio protetto. Oppure fare delle passeggiate, lente, e scoprire le forme, i colori, i nomi delle piante. Sono momenti-diga tra noi e le varie occupazioni, tra le cose che facciamo per noi e le cose che siamo portati a fare dalle logiche social o economiche.

Il libro è pieno di esempi pratici per “annoiarsi meglio”. Che la noia sia una risorsa importante lo attestano, indirettamente, gli aspiranti al potere di questo mondo: tutti, da Berlicche a Mark Zuckerberg, mirano a conquistarla. Si tratta di riappropriarcene, e non cederla al potere (o al potente) di turno. È quella stanza intima, quel pezzo di terra asciutto, in cui essere se stessi, quindi esprimersi in modo autentico - senza filtri, e rendere così le nostre giornate non piene di cose ma piene di senso, non ansiose ma felici.

Pietro Minto, "Come annoiarsi meglio", Blackie Edizioni, 2021.

Note sull'autore: Pietro Minto nasce a Mirano (Venezia) nel 1987. Dopo aver studiato a Padova e a Roma, si trasferisce a Milano per lavoro. Si occupa perlopiù di tecnologia e cultura digitale, di cui scrive su giornali, riviste e siti vari, e che tratta come consulente per alcune aziende. Dal 2014 gestisce una newsletter chiamata Link Molto Belli, letta ogni sabato mattina da decine di migliaia di persone. Come annoiarsi meglio è il suo primo libro.








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