Letteratura

05 Giu 2021


Gli animali: simbologia nelle narrazioni e nella vita dell’uomo

Il nuovo tema che propongo da oggi, riguarda la simbologia e il significato relativo al ruolo che ricoprono gli animali nei racconti folklorici, nelle leggende e nella religione. Un viaggio affascinante sulle loro orme e sul potere che da sempre esercitano sull’uomo.

L’animale racchiude in sé un simbolismo che emerge nella cultura umana. Nella letteratura viene descritto come creatura fedele, aiutante al fianco dell’uomo nelle sue attività domestiche e di lavoro nei campi. Nelle tradizioni contadine e del folklore, l’animale e la sua animalità sono i promotori della fantasia e delle paure, dei vizi e delle virtù dell’umanità. Nelle leggende invece, esso diviene una creature fantastica, ibrida o muta-forma; mentre nella religione, viene abbinato al simbolo del bene o del male, del peccato o della purezza: basti pensare all’agnello o al lupo, al serpente o alla colomba.

È evidente che l’animale in sé, incarna l’anima degli spiriti, che da creature terrene ora appartengono ad un’altra dimensione oppure ad un mondo magico ed esoterico, parallelo al nostro.

A questo punto sorge la domanda: Chi sono gli animali per l’umanità?

Senza rendercene conto, la nostra esistenza è congiunta alla loro presenza, poiché senza di loro non esisterebbe l’uomo. Infatti negli anni a venire, l’animale è diventato l’interlocutore dei nostri pensieri, l’amico dei nostri giochi e del tempo libero, il nostro “maestro”, poiché detentore di un sapere ancestrale tramandato da anni. Studiando lui che a sua volta ci osserva, scopriamo la nostra identità, le nostre paure, il nostro inconscio (l’esempio è fornito dal grillo di Pinocchio).

Il rapporto reciproco che si è instaurato durante gli anni, ci fa comprendere che senza la loro presenza, l’uomo andrebbe incontro all’estinzione. A riguardo, ritorna utile ricordare il pensiero di Claude Levi-Strauss. Per lui, l’animale nella storia dell’uomo non è stato solo “buono da mangiare”, ma “buono da pensare”. L’animale non è solo un oggetto senza anima, pronto ad essere sfruttato per i bisogni dell’uomo, ma “un essere vivente con una sua dignità e virtù” come afferma lo scrittore e filosofo romano Eliano.

Da qui sorge l’idea di animale-compagno. Magica creatura premonitore di eventi futuri (la civetta), simbolo e metafora dell’esistenza umana (il lupo), divinità onorata e rappresentazione stessa di divinità per alcune antiche civiltà (il gatto), capro espiatorio di colpe commesse dall’umanità (la capra).

Per le tradizioni di altri popoli invece, l’animale è l’identificazione di un gruppo sociale o una famiglia come nel caso del totem per le antiche tribù dei pellerossa.

La fantasia, e complice le credenze ancestrali, creano nell’immaginario umano gli ibridi ovvero combinazioni di diversi animali e figure di uomo, immagini fantastiche di creature mitologiche e antropomorfe (la sfinge, la sirena o l’arpia).

Non è raro imbattersi in un bestiario fantastico caratteristico dell’infanzia, che ne anima i sogni e le paure, e dove gli animali diventano i simboli che spiegano in modo semplice e immediato il  “non detto”, ovvero le informazioni  che si omettono per non turbare l’animo.

L’animale nella fiaba viene letto come possibilità di interpretare e vivere il mondo in modo diverso: un altrove esistenziale, la “porta-animale[1], ovvero la soglia che ci permette di poter accedere al mondo magico, fantastico e irreale, ma tuttavia il più vicino alla dimensione dell’animalità.

Nei racconti fiabeschi, ogni specie animale ricopre una sua particolare simbologia: in base alle caratteristiche della specie, vengono associati, dalle credenze umane, al sole e alla luna, rispettivamente ai simboli dell’elemento maschile o femminile.

A riguardo si ricordi la figura del gatto collegata alla luna e all’Altromondo, come lo presentano nelle loro fiabe Perrault, Basile e Straparola. Oppure la rana, collegata all’ambiente umido e rigenerativo.

Per il folklore, anche i rettili assumono un significato particolare: basti pensare al serpente che nelle credenze antiche rappresenta la fertilità e la regalità e per questo motivo, la sua icona era usata sulla corona dei faraoni.

Per tale motivo, nello spazio-tempo indefinito delle narrazioni si muovono una miriade di animali: gatti, asini, papere, topi e grilli e perfino api; ricoprendo un ruolo fondamentale per il protagonista. Si presentano all’improvviso, come spiriti benevoli e soccorrevoli, come maestri donando servigi, agendo, guidando e a volte persino parlando con l’eroe. Si muovono sulla scena in modo buffo e ambiguo, ma compiendo opere uniche e positive.

La domanda allora è: Perché l’animale diventa un interprete così importante nel racconto per ragazzi tanto da oscurarne l’eroe?

La risposta più adeguata è che, l’animale racchiude in sé qualcosa di magico, un significato misterioso e un simbolismo specifico. È un essere speciale per le sue qualità e virtù. Per questo motivo, l’ambiente incantato più adeguato, dove può dimostrare la sua natura ultraterrena e le sue capacità miracolose, è senza dubbio il racconto fantastico del folklore, luogo “privilegiato dove animalità e magia si incontrano per dar vita ad un universo libero da vincoli” di spazio e tempo.

In esso si muovono non solo figure umane o magiche, ma creature fatte di pelo, orecchie lunghe, code, zampe, becchi, piume e anche squame. Questi esseri speciali, improvvisamente, si materializzano, creando scompiglio e ilarità, riflessione e consiglio. La loro presenza aiuta il protagonista a trovare una via d’uscita in una storia complicata, mentre il loro congedo è simile alla loro venuta: una scomparsa subdola e misteriosa.

Il fatto di inserire gli animali nelle fiabe tende a ricordarci l’importanza che essi hanno ricoperto da secoli nella vita quotidiana dei nostri progenitori, sviluppando così un rapporto molto speciale con l’essere umano.

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[1] Marchesini R., Tonutti S., Il codice degli animali magici, De vecchi Bergamo 2008.

[2] Ibidem.






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