L’uomo che piantava gli alberi. Un libro di Jean Giono

“Quando penso che un uomo solo, ridotto alle proprie semplici risorse fisiche e morali, è bastato a far uscire dal deserto quel paese di Canaan, trovo che, malgrado tutto, la condizione umana sia ammirevole”.
Una tappa obbligatoria. Solo questo mi viene da pensare sul racconto dello scrittore francese Jean Giono, “L’uomo che piantava gli alberi”. In tutta risposta ai tremendi fatti che sempre più mettono alla prova il nostro Pianeta (di cui è spesso complice l’uomo) vorrei parlare di quella che per me è stata una lettura fondamentale, nonostante la brevità e la semplicità della trama.
Ambientato nelle valli della Provenza, in un arco di tempo compreso tra il 1913 e il 1947, il racconto si apre con un giovane narratore che intraprende un’escursione e, ben presto, si ritrova a corto d’acqua: dopo lande selvatiche di sola lavanda ed un villaggio abbandonato e fatiscente, incontra Elzéard Bouffier, un pastore, il quale non solo lo rifornisce di acqua ma anche lo ospita e gli permette di seguirlo nelle sue attività. Ben presto il giovane scopre che il pastore – il quale, dopo i primi timori, gli racconta la propria storia – ogni giorno si allontana per piantare cento ghiande, centomila in tre anni.
Al richiamo delle armi il giovane deve partire: combatte nella fanteria per tutta la durata della Grande Guerra. Quando fa ritorno in Provenza, trova il paesaggio completamente stravolto dalla nascita di una foresta di querce, con faggi e betulle. I ruscelli, che aveva visto secchi, erano tornati a scorrere, e Bouffier era divenuto apicoltore, pur continuando a piantare alberi. Le popolazioni vicine, ignare dell’opera di Bouffier, ripopolano a poco a poco il villaggio abbandonato costruendoci anche delle fattorie: intanto il bosco cresce, cresce così tanto che nel 1935 una delegazione governativa lo mette sotto protezione dello Stato.
Il racconto si conclude con la morte di Bouffier, nel 1947, sereno per aver impegnato la propria vita in quella missione.
Si dice sia un racconto autobiografico – l’autore avrebbe scoperto l’amore per la natura e la libertà dipendente dall’armonia fra uomo e ambiente subito dopo l’esperienza bellica nella Prima Guerra Mondiale – tuttavia, a smentita di tale convinzione, Jean Giono scrive: «Mi dispiace deludervi, ma Elzéard Bouffier è un personaggio inventato. L'obiettivo era quello di rendere piacevoli gli alberi, o meglio, rendere piacevole piantare gli alberi». Prendendo per mano il lettore con uno stile assai semplice e incisivo allo stesso tempo, Giono trasforma la silente abitudine di un pastore in un gesto della più assoluta importanza ambientale, il tutto senza mai stravolgere quello che potrebbe essere benissimo il racconto di un amico.
Nonostante la brevità, molte sono le riflessioni che si celano fra le righe di questo racconto: ad apprezzarlo son capaci tutti, ma ciò a cui l’autore vuole appellarsi è la nostra coscienza di uomini e donne della Terra, di cui siamo figli e protettori. Diventare anche noi come Elzéard Bouffier oggigiorno può essere molto facile: si pensi alle piattaforme Ecosia o Treedom, con le quali si possono piantare alberi grazie a ricerche e click, o ad un semplice seme lanciato in un prato e portato dal vento; in fin dei conti, è facile tornare ad essere Uno con la Terra.





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