Francesco Fabbri, una vita al servizio del bene comune

Dalla prigionia nei lager nazisti alla carica di Ministro nel Governo della Repubblica.

Il prossimo 15 agosto 2021 Francesco Fabbri avrebbe compiuto cent’anni. Un traguardo sicuramente non insolito in questo nostro tempo, in cui l’approdo al secolo di vita è ormai entrato in una prassi consueta dell’esistenza. Purtroppo, invece, sono passati già 44 anni dalla morte dell’illustre statista, scomparso prematuramente 55enne per malattia il 20 gennaio 1977, quando era Ministro in carica della Marina Mercantile nel terzo governo Andreotti, nel quale era sua collega l’altro ministro trevigiano Tina Anselmi. Che cosa dire, oggi, di Fabbri, che possa essere memoria feconda e insieme riferimento importante per il presente e il futuro della nostra comunità civile? Innanzitutto, serve proprio l’impegno a ricordare, con la memoria che lo scrittore Alessandro D’Avenia interpreta come la vittoria della vita sul tempo. Coloro che non sono più tra noi vivono soltanto nel momento in cui li ricordiamo, altrimenti rischiano di morire per sempre nell’oblio colpevole di chi non riconosce onore e non riserva gratitudine per quello che è stato.

Francesco Fabbri, per parte sua, non è mai stato dimenticato e continua a essere compianto ma, soprattutto, rimpianto. Proprio di recente lo hanno dimostrato gli esiti delle prime celebrazioni svoltesi in queste settimane a Pieve di Soligo, sua cittadina di origine, all’inizio dell’anno centenario della sua nascita. Lo attesta il favore unanime registrato per l’annuncio dell’intitolazione all’insigne parlamentare e uomo di governo del nuovo palazzetto dello sport pievigino, che si chiamerà PalaFabbri dopo un percorso avviato con una petizione e concluso con la felice intesa di un gruppo di sodalizi locali. Lo manifesta il successo di critica e di pubblico per l’evento streaming dedicato alla lettura in musica del diario di prigionia di Fabbri nei lager nazisti, dove il giovane sottotenente fu internato dal 1943 al 1945, un testo di straordinaria valenza storica, morale e civile.

Tutto conferma che il ricordo è vivissimo in tante generazioni della Marca Trevigiana, e non solo, sempre alimentato del resto in tutti gli anni seguiti al 1977, e che la profonda riconoscenza per la figura e l’opera esemplare di Francesco Fabbri si è come tramutata in un sentimento di nostalgia e di ammirazione senza tempo, quasi in un sentire laico di devozione per uno statista che ha manifestato in concreto il senso autentico del servizio disinteressato a lungimirante alla società e alle istituzioni. “Una vista spesa per la politica, un esempio per i giovani, un uomo da ricordare per la saldezza dei suoi valori e per la rettitudine dimostrata in tutto il suo percorso”: così scrive il presidente emerito del Senato della Repubblica, Franco Marini, all’inizio del più recente volume biografico di cui è autore Ivano Sartor, pubblicato nel 2018 per iniziativa della Fondazione Francesco Fabbri.

Animato da profonda fede cristiana, egli aveva maturato proprio nei campi di concentramento la scelta definitiva e totale di impegnarsi per la libertà e la democrazia e di dedicarsi totalmente, senza riserve, alla politica come “forma esigente di carità” verso tutti, e in particolare verso i più bisognosi. Nel pensiero e nell'azione competente, concreta e di amore alle persone e al territorio fu un vero leader democratico cristiano, allievo di fatto del grande economista e sociologo cattolico conterraneo, Giuseppe Toniolo, come lui “riformatore sociale che prima di tutto è riformatore di se stesso”, ispirandosi ai più alti valori umani e cristiani. Svolse tutti i ruoli istituzionali da quello di sindaco di Pieve fino a deputato, senatore sottosegretario e ministro della Repubblica, e insieme fu impegnato in tantissime realtà culturali, cooperative, economiche e sociali che da lui furono ideate, promosse, avviate e guidate (una per tutte, il Consorzio Bim Piave Treviso), in una sintesi completa e vitale dei principi della sussidiarietà, del protagonismo dei corpi intermedi, della buona amministrazione, del rigoroso rispetto delle istituzioni.

Oggi abbiamo nostalgia per Fabbri, dicevamo sopra, e per il suo sguardo lungo di statista che è artefice di sviluppo e pensa e agisce per le nuove generazioni, proprio come il giovane militare nella sofferenza dei lager tedeschi provava nostalgia per la libertà e per le immagini, i pensieri e i sentimenti del luogo natio, della famiglia, delle feste e delle tradizioni della casa ancora lontana. “Ho sempre sognato e tanto sperato che il giorno della fine delle nostre sofferenze di prigionia, dovesse essere un radioso mattino di primavera. E difatti è così: il sole splende a festa oggi, il cielo è chiaro e luminoso, i nostri animi leggeri. Il reticolato nudo e spinoso s’è destato al sole d’aprile e ha germogliato il fiore della libertà”: così Francesco Fabbri il 13 aprile 1945 scrive nel suo diario di guerra. Oggi, a cent’anni dalla nascita, la sua lezione è intatta, i suoi insegnamenti di straordinaria attualità, la sua fede nella libertà ci aiuta a rinnovare l’impegno per il bene comune, a cercare di vincere l’assedio del reticolato della pandemia e delle gravi difficoltà del nostro tempo.

Ecco Fabbri, un bene autentico che appartiene all’intera comunità, un simbolo vero di rinascita morale e civile per tutto il Paese.       






ABOUT AUTORE

Marco Zabotti
Istituto “Beato Toniolo”
Pieve di Soligo (TV)




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