Ulderico Bernardi: nel segno del Toniolo, un grande promotore dell’umanesimo cristiano

Nei ricordi di Marco Zabotti e Maria Teresa Tolotto, dell’Istituto Diocesano Beato Toniolo.
Ulderico Bernardi aveva reso omaggio alle “belle contrade” della terra Unesco scrivendo la prefazione al volume “La Cantina Colli del Soligo nella terra del Prosecco. Una storia di Marca”, pubblicato a fine 2016 per la ricorrenza del sessantesimo anniversario di fondazione della cooperativa pievigina. E qui aveva fatto riferimento al beato Giuseppe Toniolo, il grande sociologo ed economista cattolico che era sempre stato un suo grande punto di riferimento, un luminoso esempio di docente proprio nella sua stessa disciplina di insegnamento universitario. E dell’insigne professore trevigiano, in particolare come ispiratore del primato dell’etica nel campo dell’economia e del lavoro, della cooperazione e di una democrazia sociale cristianamente ispirata, aveva parlato a lungo negli eventi di presentazione del libro svoltisi con successo prima a Pieve di Soligo e poi a Venezia, nella sede del Consiglio Regionale del Veneto. Più di recente, dell’attualità del Toniolo aveva parlato a Oderzo in occasione dell’incontro pubblico collegato all’uscita del libro “Giuseppe Toniolo. Nella storia il futuro”, e anche nel suo ultimo volume dedicato a Treviso - la città dove risiedeva e che amava profondamente - e ai personaggi illustri che ne hanno caratterizzato la storia.
«Oggi onoriamo la memoria di uno straordinario interprete della terra veneta - afferma il direttore scientifico dell’Istituto Beato Toniolo. Le vie dei santi, Marco Zabotti - di uno studioso di grandissima cultura e di squisita umanità, che ha divulgato il sapere radicato nei più alti ideali, che non muoiono mai. Figlio illustre della Marca Trevigiana, ha saputo scrivere pagine infinite di storia, di sociologia e di modernità, secondo lo stile e i contenuti dell’autentico umanesimo cristiano».
Commossi i ricordi a Oderzo, il luogo natio, dei ricordi, degli affetti, al quale Bernardi continuava ad essere profondamente legato. «Quando Ulderico veniva in archivio era sempre un’esperienza preziosa - ricorda commossa la responsabile Maria Teresa Tolotto, ricercatrice di storia locale a componente del consiglio direttivo dell’Istituto Beato Toniolo - poiché era un uomo molto colto e allo stesso tempo animato da una curiosità che lo portava a cercare con scrupolo e a verificare quanto aveva letto o trovato in altri testi. Il suo fare discreto, paziente e attento metteva a proprio agio e creava un clima collaborativo. Una delle caratteristiche che gli si deve riconoscere è che era un uomo che sapeva distinguere anche i meriti altrui, mai si appropriava di ricerche o testi senza riconoscerne la provenienza». «Capitava spesso che durante una ricerca chiamasse la moglie per un’informazione, per un qualche cosa che non le veniva in mente - continua Tolotto - dimostrando, nella dolcezza dei toni, di essere affezionato alla famiglia, suo orgoglio e suo sostegno. L’equilibrio interiore e la pacatezza si ritrovavano poi nei suoi scritti, scientifici e sempre carichi di umanità. I suoi saggi e i suoi libri era sempre apprezzati e le sue conferenze frequentatissime, anche per lo stile lineare e semplice nell’esposizione di temi spesso complessi». «Personalmente - conclude la responsabile dell’archivio parrocchiale opitergino - oltre ai libri che credo di aver letto tutti, amavo leggere i suoi articoli pubblicati su “Luoghi dell’infinito”, rivista mensile allegata ad Avvenire della quale era membro del comitato scientifico. Questo riconosce la straordinarietà di un uomo colto, capace, brillante ma che ha saputo tenere i piedi per terra… in una sola parola una “bella persona” come si definisce, nel dialetto che lui ha tanto amato, un uomo della sua levatura».
Quanti studi, colloqui, recensioni, scritti e racconti di vita passata e presente, per comprendere il senso delle trasformazioni sociali, le tradizioni popolari, l’epopea dell’emigrazione veneta nel mondo, l’evoluzione della lingua “matria”, il contributo dei grandi del passato: Ulderico Bernardi era tutto questo, e alla straordinaria intelligenza, sterminata bibliografia e grande capacità di analisi della società univa il calore della sua attitudine alle buone relazioni, leggerezza, ironia, disponibilità al dialogo e alla piacevolezza della conversazione.
«Mancherà a tutti questo cantore unico del Veneto, che ha saputo essere sicuro riferimento per la cultura a valenza nazionale - conclude il dottor Zabotti, che di recente ha anche recensito alcuni volumi del professor Bernardi su periodici locali, in particolare quelli sul valore della comunità, il Raboso e la città di Treviso - e in questo momento di dolore e rimpianto per il suo addio terreno, emerge un senso profondo di gratitudine per il dono di una vita intera dedicata alla cultura e alla promozione instancabile dei valori spirituali e morali a fondamento del vivere civile delle nostre comunità».             





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