QualBuonSogno

21 Lug 2021


La grammatica al canto del cucù

(San Gallo)

In Svizzera, nella grande Biblioteca di San Gallo, è conservato un vecchio manoscritto. Si tratta di un manuale di grammatica latina… Niente di meno affascinante a prima vista, ma in fondo ad una pagina un monaco ha annotato nella sua antica lingua:

Sulla mia testa pendono rami verdi
un merlo canta forte
sopra questo mio libro a righe
e io sento una folla di uccelli svolazzanti
 
Il cuculo lancia un chiaro richiamo
il suo mantello grigio si nasconde nel profondo della valle.
Io lodo Dio per la sua bontà
perché nel bosco scrivo bene.

La glossa in antico irlandese di questo anonimo discepolo di san Gallo ci svela davvero un segreto prezioso. Vuoi rendere gustoso l’apprendimento? Mettiti sotto gli alberi, leggi, studia, ascolta!

Riprendo in mano la riflessione che aveva fatto l’anno scorso la mia amica Emanuela e, alla luce della mia esperienza monastica, rifletto, assieme a san Gallo sul senso che ha per me l’outdoor learning.

San Gallo era giunto in Svizzera dall’Irlanda mentre accompagnava verso l’Italia il suo amico e maestro Colombano, poi non lontano dal Lago di Costanza aveva deciso di fermarsi per ritrovare il gusto della vita all’aria aperta e organizzando una grande scuola di servizio del Signore per i montanari di quelle regioni.

Studiare all’aperto mi aiuta a mettere da parte le preoccupazioni, a mettermi in relazione in modo più cordiale con le discipline che sto affrontando. Sento il corpo meno pesante. Si, certo ogni tanto mi distraggo, ma che importa, tutto il mio spirito non è forse chiamato a trasformarsi in lode?

È un insegnamento prezioso quello che ci rivelano san Gallo e i suoi discepoli, è un mondo davvero ricco quello che dischiude questa piccola glossa!

Come diceva un altro santo (S. Bernardo): “Davvero dovremmo essere riconoscenti verso quei grandi maestri che sono gli alberi!”, perché poesia e vita all’aria aperto sembrano proprio essere voci del verbo imparare!

Concludo allora con una delle mie poesie preferite:

CON LA CAMICIA BIANCA

Ne ho solo più una, di camicia bianca,

e non la uso per scendere in città.

La indosso per andare sul monte,

ove s’allargano le mandrie dei ceppi

fradici di linfa rossastra tra l’erbaccia,

addio disperato dei castagni

che muoiono silenziosi nell’ultimo bosco.

(testo in provenzale)

ABOU LA CHAMISO BIONCHO

N’ai mec pus uno, de chamizo bioncho,

e ren la sortou per calar en villo.

Mi me la vestou per anar amount

entourn se làrguen i cavial di suco

trempà de sàouvo chardo énte l’erbasso,

adéou despoutentà di questaniha

que mouéren quiet dins lou darrìe bouòsc.

∼ Giuseppe Rosso (Bep Rous dal Joùve) 1935-1995 ∼






ABOUT AUTORE

Fra Alberto Maria Osenga

Fr. Alberto Maria Osenga (Ivrea, 1984) è un monaco benedettino del monastero della “SS.Trinità” a Dumenza (VA). Ha tradotto e curato vari libri per la casa editrice Monasterium tra cui una trilogia sul monachesimo missionario nel mondo anglosassone, germanico e scandinavo e alcuni testi sulla spiritualità celtica.









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