QualBuonTempo

14 Lug 2021


NEGLI OCCHI… UN’ANIMA

Baciano, accarezzano, accolgono, comprendono, sorridono, puntano, indagano, giudicano, squadrano, scrutano, spaziano, criticano, esprimono, piangono, e chissà ancora che cosa sanno fare!

Anche quando tutto il nostro viso è nascosto, essi comunicano; sono lo specchio del nostro animo, manifestano la paura e il timore che proviamo, la gioia e il dolore, lo stupore e lo spavento.

Come le mani, anch’essi raccontano le molte storie delle nostre vite.

Dietro un paio di occhi… migliaia di pagine scritte. Alcune, stracciate dal dolore, altre colorate da sogni e speranze” annota Luce Argentea, blogger amante della musica e dell’arte.

Non sostano mai, se non quando delicatamente le palpebre si chiudono e il nostro cuore entra nella quiete del sonno. Dicono però che loro continuano il loro lavorio, anche nel tempo in cui noi diveniamo presenti a noi stessi in altro modo, quando, dalle profondità del nostro essere, emergono immagini e dialoghi smarriti nel tempo, ma custoditi in una memoria così remota che ci riporta alle origini dell’umanità.

Si aprono verso il fuori, e pure verso il dentro, e sono la soglia su cui s’incontrano il mondo che entra e quello che esce da noi.

Porte che si aprono sul mondo e lo percorrono, i nostri occhi si chiudono per schermarsi, per difenderci da quanto ci disturba!

Sono termometro del nostro stare bene o male, luminosi, quando ci innamoriamo e quando ci assale la febbre o siamo commossi.

Sono linguaggio che non ha bisogno di traduzione e nello stesso tempo a volte ambiguo, difficile da riconoscere; canali d'amore e di odio, capaci di cogliere il dettaglio e perdersi l’insieme.

Esprimono le parole che le labbra non hanno ancora pronunciato, le richieste e le invocazioni che, a volte, non osano pronunciare.

Sono una tenera carezza su bimbi e bimbe e sui vecchi, sul nostro amore, e pure una severa disapprovazione.

Comunicano sintonia, basta uno sguardo per intenderci, per convenire o no.

Permettono di vedere tutto e di guardare con attenzione, sfiorano in superficie, ma sanno leggere in profondità inaudite.

Sono segnale di attenzione e di trascuratezza, di riconoscimento e di estraneità; ti fanno esistere o ti consegnano all’inesistenza con loro indifferenza.

Se mi guardi esisto” è il titolo di un libro di Fabrizio Caramagna, “perché gli appuntamenti che ti fissa il destino hanno sempre a che fare con un paio di occhi e un cielo dai colori mai visti”.

Lo sguardo di una persona ci accoglie nell’entrare alla vita, ci scruta per la novità che portiamo con noi, che siamo; un altro sguardo ci accompagna nel congedo dalla vita, con la nostalgia della lontananza, del già stato. Tra i due confini, il gioco di sguardi ci dà vita, ci mantiene in vita.

Come dice Danilo Dolci:

Se l’occhio non si esercita, non vede.
Se la pelle non tocca, non sa.
Se l’uomo non immagina, si spegne.

Senza uno sguardo siamo perduti, perché è in esso che ci specchiamo. E non è solo allo sguardo dell’altro che mi riferisco, penso pure allo sguardo che rivolgiamo a noi stessi.

Nei momenti cruciali della nostra vita siamo soli di fronte a questo sguardo, che non sempre è benevolo. Nell’incontro con sé è fondamentale imparare a guardarsi con misericordia, con la tenerezza che sgorga dal cuore, e prenderci cura delle nostre fragilità.

Gli occhi di ogni persona sono unici e racchiudono un universo che raramente è dato visitare, nel quale è facile smarrirsi.

Impariamo a non giudicare gli altri non giudicando noi stessi, a farci compagni più che esaminatori, curiosi di scoprirci sempre nella novità che siamo, lasciandoci stupire da ciò che scopriamo, riconoscendoci un valore.






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