Personaggi e Territorio - Parte XI

In viaggio con Verde della Scala e il marito Rizzardo VI Da Camino.

I festeggiamenti si protrassero per diversi giorni e mentre Verde e Rizzardo iniziavano a conoscersi, i notabili si davano da fare con i documenti. Il loro matrimonio nato per interessi politici li stava coinvolgendo nei sentimenti.

Venne il giorno in cui Verde e Rizzardo iniziarono il viaggio per raggiungere la loro dimora. Lasciata Feltre presero la direzione di Belluno e, superato il Piave, probabilmente in prossimità dell’attuale Busche, dove secondo alcuni indizi vi era un ponte o un passo barca, raggiunsero il Castello di Zumelle (in foto), che da poco era stato ricostruito dallo zio dello sposo, dopo la rovinosa distruzione seguita agli scontri che videro contrapposti il vescovo di Belluno ed i signori di Treviso.

Il Castello era a tutti gli effetti una fortezza militare, isolato come lo vediamo oggi e, probabilmente, sede di un avamposto per controllare i traffici che dalla Valmareno portavano al bellunese al Cadore e al Tirolo.

Mura e mastio dominano dall’altura il territorio circostante ed erano, a loro volta, protette da un fossato. Valicare il portone di ingresso, per chi vorrà visitare uno dei luoghi del viaggio di Verde, potrà essere una scoperta e un’emozione, come immaginiamo fosse stato per la giovane Scaligera.

All’interno del Castello si trova anche la chiesetta dedicata a San Lorenzo, mentre appena prima di prendere la via che si inerpica alla fortezza si trova la chiesetta di San Donato. Questa, pur non avendo una datazione certa e con un tetto completamente rimaneggiato, richiama stili anteriori al periodo in cui vissero gli sposi della nostra storia. Castello e chiesetta sono normalmente visitabili nei fine settimana.  

Di buon mattino, Verde e Rizzardo, con il loro seguito, ripresero il viaggio, che li avrebbe portati, attraverso il passo del Praderadego, fino a Serravalle. Inizialmente il sentiero saliva verso il cielo. Boschi e radure aperte, che sarebbero diventate pascoli estivi, si alternavano alla loro vista. Il freddo e la neve erano sicuramente compagni di viaggio ostici, l’entusiasmo e l’amore erano l’antidoto per superare le difficoltà. La pista cambiò inclinazione, la montagna iniziava a digradare, d’un tratto la vista poté spaziare oltre la pianura fino al mare. Proseguirono lungo le falesie, attorniati da boschi e da un ruscello che li accompagnava.

Raggiunsero il fondovalle ormai al buio. Alla loro sinistra, la sagoma del castello della Valmareno li dominava. L’attuale castello, ben più imponente di quello di allora e che conosciamo come Castelbrando, conserva molte testimonianze dell’epoca dei Caminesi. Erano partiti con l’intento di arrivare a Serravalle, ma dovettero fermarsi. Oltre al castello, c’era un altro fabbricato fortificato conosciuto come Mons Albanus e poi Palazzo di Montalbanc. Sorgeva oltre la sponda sinistra dell’attuale torrente Rujo e faceva parte dei possedimenti del feudo. Qui passarono la notte. Se andate a Cison di Valmarino e visitate il Borgo Capretta-Mugnai, nella sua parte settentrionale troverete un fabbricato che è evoluzione di quell’edificio.

Al mattino, gli sposi ripresero il viaggio, e Verde poté notare quello che la sera prima gli era precluso dall’oscurità: la chiesa, l’imponente fortezza a mezza costa e il borgo con i mulini, i boschi che proteggevano da nord l’abitato. Il sentiero li portava a nord est e si teneva a mezza costa. Passarono nei pressi dei piccoli borghi che oggi conosciamo come Mura, Soller, Lago: splendide realtà in cui è bello passeggiare e dove si può respirare un’atmosfera di altri tempi. I laghi della vallata riflettevano tutto l’ambiente che li sovrastava. Le fortificazioni del territorio, come quelle di Castegna Maor o Major e di Monte Frascon, sorvegliavano dall’alto la vallata.

Prossimi alla meta, il via vai della gente aumentava. Arrivando da nord, la stretta gola che accoglieva il borgo di Serravalle impressionava. Sotto la verticale del monte Marcantone una chiesa e un convento colpirono l’attenzione di Verde. Seguendo i profili del luogo, rimase impressionata dalle opere di difesa, che, partendo da est, coinvolgevano un santuario e, giungendo fino al borgo, risalivano alla cima del monte opposto ad occidente. I due monti fungevano da cortina naturale alla “clusa de Seravallo”.  

Il programma di Verde e Rizzardo era già sfasato per cui non si fermarono a Serravalle ma proseguirono per recarsi al Castello di Piai nell’attuale Fregona. Era infatti questa la loro meta. Passarono davanti alla Pieve di Sant’Andrea di Bigonzo, che rappresenta una bella testimonianza di quell’epoca medievale ed è visitabile; dopo aver percorso una pista che saliva gradatamente sulla costa della collina, arrivarono sul retro del colle che ospitava il castello...










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