Personaggi e Territorio - Parte XII

Continua il nostro viaggio con Verde Della Scala e Rizzardo VI Da Camino: una storia che vale (più di) una passeggiata.

Riprendiamo il viaggio con Verde Della Scala e Rizzardo VI Da Camino da dove li avevamo lasciati.

Quindi recatevi a Fregona e lasciate il vostro mezzo nei pressi della chiesa di Santa Maria della Neve, nella frazione di Sonego.

Dirigetevi verso sud, imboccando via Borgo Ciser. Superata via Salatino Scotti, sulla sinistra, troverete il cartello che indica i resti del Castello di Piai ed il sentiero che porta sul colle, meta dei nostri personaggi.

La storia vale una passeggiata ed una volta arrivati nel luogo ove sorgeva la fortezza medievale, anche grazie alle indicazioni disponibili lungo il sentiero, provate ad immedesimarvi in quei due giovani. Un castello su un colle con una vista impareggiabile, alle spalle la foresta del Cansiglio e, tutto attorno, i torrenti con le acque tumultuose nei giorni di pioggia, piccoli oratori e casupole disseminati sulle colline. Un posto affascinante per una storia d’amore.

Il Castello di Piai, all’epoca dei Da Camino, faceva parte di un ampio progetto di controllo e difesa del territorio che aveva come caposaldo Serravalle, anche se, durante le incursioni barbariche, i Longobardi avevano suddiviso il loro dominio in Ducati e quello tra Livenza e Piave, denominato Cenedese, faceva riferimento alla sede vescovile di Ceneda.

Una volta raggiunto il Castello di Piai, Verde e Rizzardo trovarono la loro dimensione. La scaligera non conosceva il territorio del marito, per cui un po’ alla volta lo avrà sicuramente esplorato.  

Al castello giungevano dei rumori: oltre a quello dell’acqua in sottofondo, anche dei colpi ritmati. Erano i boscaioli che con le loro asce contro il legno e gli scalpellini che lavoravano l’arenaria detta anche piera dolza, cioè pietra dolce, scavata nei calanchi a sud del colle, nella frazione attuale di Breda. Questa pietra serviva per le costruzioni di colonne, architravi e scalini. Venne utilizzata in tutto il circondario e l’estrazione avveniva a blocchi, con l’avvertenza però di lasciare delle colonne inclinate a sostegno della volta e indirettamente della parete.

È verosimile che, già in quegli anni, l’asportazione della pietra avesse dato origine a delle cavità che oggi possiamo ammirare visitando il Parco Grotte del Caglieron. Come Verde, possiamo raggiungere a piedi le Grotte del Caglieron per una visita sicuramente emozionante, oppure ritornare in prossimità della chiesa di Santa Maria della Neve, recuperare il nostro mezzo e seguire le indicazioni che ci faranno parcheggiare nei pressi dell’ingresso del Parco.

Dieci mesi dopo il matrimonio, Verde diede alla luce la primogenita Caterina. Il lieto evento scaldò sicuramente i cuori e la fortezza, nonostante ormai l’autunno inoltrato.

Passato l’inverno, la bella stagione servì per continuare la conoscenza dei luoghi dove Rizzardo amministrava anche la giustizia. I due si diressero verso sud, per controllare i possedimenti ai confini del feudo, dove possiamo recarci anche noi per vedere altre vestigia del loro tempo.

Il Castelletto era una delle tante fortificazioni dislocate nel territorio in quei secoli. Probabilmente venne costruito fra il 300 ed il 400 d.C. nell’Alto Medioevo. I suoi resti sono stati restaurati ed inglobati in una struttura ricettiva che ricorda comunque bene lo stile della rocca che sicuramente vide il passaggio di Verde e Rizzardo. In passeggiata lo potete raggiungere prendendo il sentiero che inizia proprio di fronte a via della Torre, che è una laterale della via che da Fregona scende a Cappella Maggiore in corrispondenza di importanti opere di convogliamento delle acque.

Sempre a Cappella Maggiore, proseguendo verso la pianura, s’incontra la chiesetta intitolata alla Santissima Trinità. Risale al 700 o 800 e viene soprannominata della Mattarella a ricordo dell’antico proprietario dei terreni dove sorge. La chiesa a una navata conserva un gran numero di affreschi rappresentanti scene dell'Antico e Nuovo Testamento. L'affresco più antico è l’Ultima Cena e risale all'XI secolo, un’opera che accoglierà il nostro sguardo, come avrà accolto quello di Verde.

Proseguendo verso est, le alture fanno da cortina al nostro viaggio. Su queste, al tempo di Verde e Rizzardo, si ergevano altre rocche, come quella di Montaner e di San Cassiano, l’odierna Cordignano.

In prossimità delle terre del Patriarca, i due sposi piegarono verso i Camolli, dove si trovava una fortezza che serviva per controllare il passaggio sulla Livenza. Nei suoi pressi si trovava, e possiamo ancor oggi ammirare, la chiesetta della Madonna delle Grazie edificata poco dopo il Mille.

L’edificio sacro, conosciuto anche come chiesetta di Fossabiuba, è composto da un’unica navata. Al suo interno si trova un altare ligneo del periodo settecentesco, donato alla comunità affinché la località fosse preservata dal colera. Sull’altare è collocata una Madonna in legno restaurata recentemente e vestita secondo la tipologia di abiti usati dalle donne quattrocentesche. È visitabile in occasione delle funzioni religiose il primo sabato del mese.

Si trova nella Laterale Sud, Strada Vicinale di Vistorta, in prossimità del sottopasso ferroviario, in mezzo ad una campagna che il Meschio sfiora quasi a ribadire l’antico confine del feudo di Fossabiuba. Qui venerata da almeno nove secoli, la chiesetta campestre merita sicuramente una sosta.










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