Parola del giorno

17 Feb 2020


Un segno

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 8,11-13

In quel tempo, vennero i farisei e si misero a discutere con Gesù, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova.
Ma egli sospirò profondamente e disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità io vi dico: a questa generazione non sarà dato alcun segno».
Li lasciò, risalì sulla barca e partì per l’altra riva.

Parole del Santo Padre

Perché questi dottori della legge non capivano i segni del tempo e chiedevano un segno straordinario? Prima di tutto, perché erano chiusi. Erano chiusi nel loro sistema. Tutti gli ebrei sapevano che cosa si poteva fare, che cosa non si poteva fare. Loro non capivano che Dio è il Dio delle sorprese, che Dio è sempre nuovo; mai rinnega se stesso, mai dice che quello che aveva detto era sbagliato, mai, ma ci sorprende sempre. Secondo, avevano dimenticato che loro erano un popolo in cammino. E quando uno è in cammino, sempre trova cose nuove, cose che non conosceva. E questo deve farci pensare: io sono attaccato alle mie cose, alle mie idee, chiuso? O sono aperto al Dio delle sorprese? Credo che il cammino vada avanti verso la maturità, verso la manifestazione di gloria del Signore? (Omelia Santa Marta – 13 ottobre 2014)

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Commento di don Luigi Maria Epicoco

Che cos’è che ci rassicurerebbe che non abbiamo sbagliato e che stiamo facendo la cosa giusta? Un segno ovviamente. La dittatura dei segni nasce da quel bisogno profondo che tutti abbiamo di sentirci rassicurati. “Allora vennero i farisei e incominciarono a discutere con lui, chiedendogli un segno dal cielo, per metterlo alla prova”. In ognuno di noi c’è un fariseo che vuole essere rassicurato. In tutti noi c’è una voce che dice più o meno allo stesso modo: “se ci sei batti un colpo”. Ma se la fede ci assecondasse in questo compulsivo e irrefrenabile bisogno di rassicurazione allora essa si trasformerebbe in una sorta di droga che da una parte avrebbe lo scopo di rassicurarci ma dall’altro ci toglierebbe un vero e pieno esercizio della libertà. È come quando si prendono delle medicine che da una parte ci aiutano ma dall’altra segnalano di “evitare di mettersi alla guida”. Gesù non vuole mai togliere nulla al nostro protagonismo. Gesù non vuole mai toglierci nulla della nostra libertà, della nostra capacità di essere alla guida. Ed ecco il motivo per cui risponde in questo modo: “Ma egli, traendo un profondo sospiro, disse: «Perché questa generazione chiede un segno? In verità vi dico: non sarà dato alcun segno a questa generazione»”. Non bisogna credere per cercare segni straordinari, ma bisogna credere riconoscendo in tutto un segno straordinario dell’amore di Dio. Infatti chi autenticamente crede non si lascia impressionare dagli effetti speciali, ma vive in maniera straordinaria le piccole cose, quelle che nessuno più guarda e che ormai si danno per scontato. Una volta quando ero bambino un anziano sacerdote disse a quel manipolo di gente che sedeva nei banchi in una messa qualunque durante la settimana: ma se vi dicessi che dall’altra parte del paese c’è una statua che piange che cosa fareste? Andremmo tutti, disse una donna. Allora proseguì l’anziano sacerdote: “E se vi dicessi che tra qualche istante verrà realmente Gesù qui, proprio ora su questo altare nell’Eucarestia? Andreste via comunque?”. Silenzio.






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