Non solo materia

08 Mar 2021


Salvaguardare le differenze

La complementarietà necessaria tra uomo e donna

Una certa retorica femminista vorrebbe rendere la donna uguale all’uomo. Ma che cosa succede se, a furia di insistere sull'uguaglianza, perdiamo di vista le differenze specifiche?

Il femminismo è valido nella misura in cui riesce a far accettare e rendere proficua la differenza femminile. Uguale all’uomo nella dignità, certo, ma con un lessico peculiare, specifico, da salvaguardare. La donna è libera nella misura in cui interpreta liberamente se stessa e non si fa definire dagli uomini; e, in questa sua originalità, chiede di essere conosciuta e riconosciuta.

Senza rendersene conto la donna che vuole dimostrare di essere uguale all’uomo perché raggiunge i suoi stessi obiettivi di carriera, non è libera ma sottomessa al modello maschile. Liberarsi per la donna non vuol dire accettare la stessa vita dell’uomo - che per lei è invivibile - ma esprimere il suo sguardo sul mondo, il suo senso del vivere…

Per dirla con Carla Lonzi, «il porsi della donna non implica necessariamente una partecipazione al potere maschile, ma una messa in questione del concetto di potere. L’uguaglianza è un principio giuridico: il denominatore comune presente in ogni essere umano a cui va reso giustizia. La differenza è un principio esistenziale che riguarda i modi dell’essere umano, la peculiarità delle sue esperienze, delle sue finalità, delle sue aperture, del suo senso dell'esistenza in una situazione data e nella situazione che vuole darsi. Quella tra donna e uomo è la differenza di base dell’umanità. (…) L'uguaglianza è quanto si offre ai colonizzati sul piano delle leggi e dei diritti. E quanto si impone loro sul piano della cultura. È il principio in base al quale l’egemone continua a condizionare il non-egemone. Il mondo dell’uguaglianza è il mondo della sopraffazione legalizzata, dell’unidimensionale; il mondo della differenza è il mondo dove il terrorismo getta le armi e la sopraffazione cede al rispetto della varietà e della molteplicità della vita. L’uguaglianza tra i sessi è la veste in cui si maschera oggi l’inferiorità della donna»[1].

Quando le donne ottengono quello che gli uomini hanno per sé, si parla di emancipazione. Ma è questa parità che dà valore alla donna? Il femminismo non è paritario: è l’affermazione della differenza originale tra l’uomo e la donna; è un “femminismo della differenza”, che interpreta il desiderio di libertà che ciascuna donna - più o meno consapevolmente - cova dentro di sé. Questa libertà è ancora da guadagnare.

Il vero traguardo che la nostra società può raggiungere è quello di permettere alla donna di essere se stessa, diversa dall’uomo. Ci sono donne capaci che fanno carriera, perché è importante per loro. E ci sono donne altrettanto capaci che non fanno carriera, perché non è importante per loro, perché hanno altri interessi o semplicemente perché non sono disposte a immolare tutto sull’altare del lavoro. Poi ci sono donne che vorrebbero venisse data loro la possibilità di modulare l’impegno lavorativo a seconda delle esigenze familiari, per dare la giusta attenzione ad entrambi i piani[2]. In ogni caso la vocazione naturale della donna è di porsi al servizio della vita, vocazione che può e deve accordarsi, però, anche con le personali attitudini e aspirazioni di ciascuna.

Veramente libere sono le donne che riconoscono la propria specificità, e non pretendono di stare al posto degli uomini, ma di essere al loro fianco, per un sostegno reciproco. C’è una complementarietà necessaria. Uomo e donna così diversi nei modi di parlare, pensare, agire, sentire, amare, vivere sono entrambi creati a immagine di Dio, questa è la verità sull’uomo: essere-in-relazione. D’accordo con Maddalena Negri, sostengo che «solo in un dialogo costante - fecondo e profondo - l’uomo e la donna possono - davvero - approfondire la propria identità, meglio comprenderla e meglio prenderne consapevolezza, perché è proprio il reciproco confronto, schietto, leale ed eventualmente ironico (e autoironico), ad essere motivo di arricchimento per entrambi i protagonisti della storia umana»[3]

E allora, BUONA FESTA DELLA DONNA!

---

[1] Carla Lonzi, “Sputiamo su Hegel” (1970)

[2] Costanza Miriano, "L'otto per la vita"

[3] Maddalena Negri, “8 marzo: Dio benedica l’uomo” (Sulla Strada di Emmaus)






ABOUT AUTORE









Utilizzando il sito web, accetti il nostro uso dei cookie, per una tua migliore esperienza di navigazione. Maggiori informazioni Ok